
CHI È UN MAESTRO REIKI I SIMBOLI REIKI CHE COS' È IL REIKI
I PRINCIPI DEL REIKI L'IDEOGRAMMA REIKI IL SISTEMA USUI
Mikao Usui, nacque il 15 agosto 1865 a Yago, in un villaggio nel distretto di Yamagata, nella prefettura di Gifu, morì il 9 marzo 1926. Aprì la prima clinica di ReiKi a Tokio nel 1921, in seguito nel 1923 aprì un'altra clinica nella città di Nakata, nella sua vita dalla riscoperta del ReiKi alla sua morte iniziò al ReiKi oltre duemila persone.
Il dottor Mikao Usui era un monaco giapponese che insegnava all’università cristiana di Kyoto, alcuni suoi allievi, un giorno, durante una lezione, gli domandarono come mai non si trovassero riferimenti ai metodi di guarigione con il quale Gesù Cristo aveva compiuto i suoi miracoli e se lui fosse in grado di spiegarli e di mostrarli a loro.
Usui ammise di non saper rispondere, solo la fede lo sorreggeva; decise quindi di dimettersi dal suo incarico e di iniziare un cammino di ricerca.
Si recò dapprima negli Stati Uniti, dove studiò a fondo le Sacre Scritture Cristiane e non riuscendo a trovare nessuna esauriente risposta ne in quelle cristiane né in quelle cinesi, si recò in India ed in Tibet, dove approfondì lo studio d’antichi testi Sacri scritti in Sanscrito, ma anche in questo caso, la sua ricerca non ebbe successo.
Decise all'ora di tornare in Giappone e, senza perdere la speranza, si dedicò ad approfondire il Buddismo; (in fondo anche Buddha aveva compiuto guarigioni miracolose).
Si recò da un monastero all’altro chiedendo ai monaci se fosse vero che nei Sutra si parlasse del potere di guarire le malattie, ma la risposta era quasi sempre la stessa: “ Si, certo, è scritto che Buddha guariva i lebbrosi appoggiando le mani sul loro corpo, ma noi monaci buddisti riteniamo che tutto dipende dalla mente e non possiamo dedicare molto tempo al corpo.
Certo è importante mangiare e bere moderatamente e occuparsi di essere in salute e rispettosi della vita, ma quello che ci preme innanzi tutto è la salute dello spirito.
Per questo noi trascorriamo lunghe ore immobili nella meditazione o recitiamo le preghiere, per trascendere il corpo e sviluppare la facoltà della mente”.
Durante le sue ricerche capitò in un tempio Zen, vicino a Kyoto (quello che cerchiamo è quasi sempre vicino a noi) dove rinvenne antichi testi (Sutra) buddisti, scritti oltre 2500 anni prima che contenevano formule e simboli in grado di soddisfare le sue ricerche, fu accolto con benevolenza, gli fu accordato il permesso di leggere i Sutra e di partecipare alle sedute di meditazione con i monaci.
Fu proprio leggendo quei testi che egli scoprì formule e simboli in grado di soddisfare le sue ricerche.
Passarono altri tre anni ed era sempre più chiaro per Usui che le ricerche sarebbero durate ancora molto tempo, egli comprese che molte trascrizioni erano originariamente scritte in Cinese, poi pensò che Buddha era nato in India è che sicuramente molte scritture non era ancora state tradotte.
Fu proprio in quei Sutra scritti nell'antica lingua Sanscrita che Usui alla fine, trovò la formula, niente di complicato, semplice e chiara, la formula era stata scritta duemila e cinquecento anni prima, doveva solo essere interpretata correttamente, "Avrebbe funzionato o lo avrebbe ucciso".
Usui parlò con il monaco che dirigeva il monastero Zen: “ Andrò sul monte e mi sottoporrò alla prova per ventuno giorni com’è scritto, digiunerò e mediterò, arrivato a questo punto non posso tirarmi indietro, se il ventiduesimo giorno non sarò di ritorno, mandate a cercare il mio corpo, vorrà dire che sarò morto”, "E partì".
Decise di vivere in totale isolamento e completo digiuno in un luogo appartato sulla montagna, portò con sé i Sutra e ventuno sassolini che gli sarebbero serviti per contare il trascorrere dei giorni, il tempo era scandito dalla lettura dei Sutra, dalla recita dei mantra, dalle meditazioni, ma niente sembrava capitare.
Finalmente, quando ormai era arrivato al ventunesimo giorno, nel momento che precedeva l'alba, quando ancora l'oscurità copre ogni cosa, Usui ebbe la visione di una luce improvvisa che molto velocemente si avvicinava sino a colpirlo al centro della fronte.
Rimase fortemente impressionato, penso di morire, ma la luce si trasformò in un'infinità di piccolissime sfere con i colori dell'arcobaleno, poi apparve un’intensa luce bianca in cui poté distinguere simboli e lettere splendenti come l’oro e allora disse: “Sì mi ricordo”.
Quel momento segnò la nascita del ReiKi, l'arte di guarire secondo il sistema Usui, quando finalmente il monaco si riprese, dopo il contatto Divino, il sole era già alto nel cielo ed egli si sentì pieno di forza, nonostante il lungo digiuno; una nuova energia lo sosteneva ed iniziò la discesa della montagna.
Con la fretta che lo animava, inciampò, ferendosi l’alluce di un piede che cominciò a sanguinare; istintivamente vi posò sopra le mani, e subito l'emorragia cessò ed il dolore scomparve: questo disse “è il primo miracolo” o meglio la prima guarigione con il ReiKi, mentre ritornava verso il monastero il dottor Usui si fermò in una locanda dove mangiò abbondantemente senza accusare il minimo disturbo, nonostante il lungo digiuno, e dove ebbe occasione di guarire la nipote dell'oste da un forte dolore ai denti: questo può essere considerato il secondo miracolo o meglio la seconda guarigione con il ReiKi.
Verso sera fu di ritorno al monastero e come prima cosa volle vedere il monaco per raccontargli ogni cosa, ma questi era in preda ad un violento attacco di mal di schiena, Usui andò a trovarlo nella sua piccola stanza dove, tenendo appoggiate le sue mani sulla schiena del povero monaco, gli raccontò dei digiuni, dell’attesa, della luce e di com’era andata la giornata.
Terminato il racconto Usui fece per andarsene e congedarsi dal monaco, ma questi, dopo un attimo di stupore disse: “Il dolore non c’è più, potrò finalmente dormire in pace, mi sento meravigliosamente pieno di energie! Cosi è questo che tu chiami ReiKi! Domani né parleremo ancora”.
Di lì a pochi giorni egli capì che il suo posto non era nella quiete protetta del monastero, ma in mezzo ai mendicanti, nei ghetti di Kyoto, per aiutare quella povera gente a migliorare la propria vita.
Vi rimase all’incirca sette anni, offrendo con generosità la sua opera nel curare i malati, contribuendo anche a cercare un lavoro per chi era in grado di svolgerlo.
Ma, per quanto si prodigasse, si accorse ben presto che le stesse persone ritornavano alla fine a mendicare, e ad essere ammalate, quando chiese loro una spiegazione di ciò, essi risposero semplicemente che preferivano chiedere l'elemosina piuttosto che lavorare.
Mikao Usui fu molto colpito e addolorato da queste parole e, come spesso accade, la sofferenza lo aiutò a capire che forse c'era qualcosa di importante che non aveva considerato: non basta guarire le malattie, perché gli uomini hanno bisogno di essere aiutati a instaurare un rapporto di fiducia con sé stessi, per favorire un aumento del loro livello di coscienza, era quindi necessario insegnare loro la gratitudine e la ricompensa; per questo Usui fissò "I Principi del ReiKi", semplici e precise regole di vita.
Non essere arrabbiato proprio Oggi.
Non preoccuparti proprio Oggi
Onora i Maestri, i Genitori, gli Anziani.
Guadagna il tuo Pane in modo Onesto
Sii grato nei confronti di tutto ciò che Vive.
In seguito Usui abbandonò il ghetto dei mendicanti intenzionato ad operare un cambiamento nel suo lavoro, cominciò allora a girare per le strade con una lanterna in mano, ed a chi gli chiedeva spiegazioni rispondeva che cercava uomini disposti a guardare dentro sé stessi, ad iniziare un processo di Conoscenza, di Crescita attraverso la Luce.
In questo modo prese avvio la nuova ed ultima fase dell'intensa esistenza di Usui, che viaggiò a lungo dedicandosi totalmente all'insegnamento del ReiKi.
Alla sua morte fu sepolto in un tempio Zen a Tokio, e sulla lapide della sua tomba fu incisa la storia della sua vita.
Il dottor Chujiro Hayashi, suo stretto collaboratore, né ereditò gli insegnamenti e divenne il secondo Grande Maestro di ReiKi, egli diresse fino al 1940 circa la clinica privata a Tokio dove si praticava esclusivamente ReiKi.
Furono curati casi anche molto difficili, a volte con trattamenti a tempo pieno per tutto l'arco alla giornata, con l'intervento di più operatori, si raggiunsero ottimi risultati, ed il dottor Hayashi poté raccogliere una ricca casistica confermando l'efficacia del ReiKi che, agendo sul piano fisico, mentale e spirituale, è in grado di ristabilire l'equilibrio energetico perso.
Il dottor Hayashi morì nel maggio del 1941 e fu sostituito da una donna (Hawayo Takata), già sua paziente e poi allieva devota, che divenne il terzo Grande Maestro.
Hawayo Takata nata alle Hawaii da genitori giapponesi, in un momento particolarmente difficile della sua vita (era rimasta vedova con due figlie piccole, e lei stessa si trovava in precarie condizioni di salute) decise di recarsi in Giappone per farsi operare, ma quando arrivò il giorno dell'intervento non ebbe la forza di sottoporsi, quella “vocina dell'infinito”, quell'istinto che l’aveva spinta al lungo viaggio ora la fermava: forse la Via da percorrere era un'altra.
Cercando metodi di cura diversi, fu informata dell'esistenza della clinica del dottor Hayashi, e con decisione si sottopose ai trattamenti costanti con il ReiKi.
Nei giro di pochi mesi il tumore da cui era affetta cominciò a regredire sino a scomparire, rimase entusiasta del metodo e dei risultati che si potevano ottenere, divenne allieva del dottor Hayashi e soggiornò ancora per un anno in Giappone.
Al suo ritorno alle Hawaii continuò la pratica del ReiKi nel 1938 in seguito ad una visita di Hayashi, ricevette l'iniziazione a Maestro e, quando nel 1941 Hayashi morì, fu lei il terzo Grande Maestro, dopo aver ottenuto per molti anni guarigioni con la pratica del ReiKi, decise di formare nuovi maestri perché nulla andasse di nuovo perduto; ma non solo, poco prima di morire nel 1980 creò l’American ReiKi Association, al fine di organizzare e coordinare l’attività del ReiKi assicurandone la continuità.
In seguito sua nipote, Phyllis Lei Furumoto, fondò una seconda organizzazione, la ReiKi Alliance, con un’impostazione più spirituale, a differenza dell'altra improntata ad una linea decisamente sperimentale.
Nel corso degli anni, la diffusione di quest'arte ha portato alla creazione di altre associazioni alle quali i maestri non hanno l'obbligo di aderire.
Alcuni preferiscono definirsi indipendenti, ma qualunque sia la scelta e la Via che verrà seguita credo sia essenziale fare del ReiKi sempre e solo un'esperienza d'Amore da vivere col Cuore.
Il ReiKi, arriva negli anni ottanta in Occidente, prima in America poi in Europa ed in meno di vent'anni si diffonde in tutto il mondo.
Ora è praticato da decine di milioni di persone e di Maestri.
Il termine ReiKi in giapponese vuol dire “Energia Vitale Universale” che può fluire attraverso di noi se la pratichiamo come atto d'amore.
Nel corso dei secoli, gli uomini sono stati protagonisti di “miracoli”, cambiamenti e guarigioni per merito di un'Energia che è stata chiamata con nomi diversi nelle varie culture e tradizioni religiose (Prana dagli Indù, Ka dagli Egizi, Ki dai Cinesi, Spirito Santo dai Cristiani sono in fondo espressioni della stessa energia, che si manifesta attraverso rituali diversi).
Se riusciremo ad entrare in armonia con l'universo, a riprendere il contatto con quella forza che è alla base della creazione, quell’energia vitale che tutto avvolge, solo allora potremo sperare in un futuro per noi e per i nostri figli, in una società senza più guerre in un cambiamento che potrà salvare l'umanità.
"Siamo padroni di noi stessi, bisogna penetrare nel nostro essere per cogliere l’essenza completa della vita.
Spezzare i vincoli che ci bloccano o c'impediscono, allungare le mani per afferrare l'ignoto, avventurarsi nel buio, spalancare le braccia nell'abbraccio dell'aria, farsi un paio d’ali per librarci in volo".
Queste righe sono un richiamo a compiere quei passi verso una maggiore consapevolezza, per scoprire dentro di noi la Luce, la Coscienza e la Consapevolezza, per cogliere l'unione con il Divino.
Lungo questo non facile cammino, l'incontro con il ReiKi sarà fondamentale e potrà fluire attraverso di noi, dopo aver ricevuto l'attivazione.
Il ReiKi può rappresentare l'aiuto necessario in questo importante cammino, nel tentativo di riallacciare una comunicazione più profonda con noi stessi, con tutto quanto ci circonda, con l’Universo.
Il ReiKi non è soltanto un metodo o una pratica di guarigione, ma significa molto di più: l'occasione di un cambiamento, è un nuovo modo di essere nel mondo come noi lo conosciamo, con rispetto e amore.