L'Attivazione ReiKi

Associazione Joana "Disciplne BioNaturali Energetiche"

L’Attivazione è una cerimonia Sacra e Segreta trasmessa oralmente da Maestro a Maestro.

Il fatto che sia Sacra non significa che sia parte di una pratica religiosa, bisogna intenderla come un qualcosa da proteggere, rispettare e conservare. 

La sacralità dell’attivazione consiste nel raccoglimento e nel rispetto con cui ci si deve accostare alla cerimonia.

La Segretezza dell’attivazione è un fatto temporale, relativo e limitato fino all’atto dell’attivazione, dove è consigliabile per lo studente chiudere gli occhi e separarsi per qualche istante dalle preoccupazioni del mondo, rimanere concentrato piuttosto su se stesso e sulle proprie sensazioni che sugli accadimenti esterni.

Di fatto, a dimostrazione della relatività del concetto di segretezza e sacralità, sono numerosi i libri ed anche i C.D. che rivelano i simboli e i procedimenti “segreti” del ReiKi….......... Forse nella speranza di vendere più copie.

L’attivazione al primo livello si divide in tre o quattro cerimonie, per il secondo livello, l’attivazione è unica e così anche per il terzo livello, il livello Master.

La durata della cerimonia è di pochi minuti e solo un Maestro ReiKi può farla, è bene spendere qualche parola sul concetto di “attivazione”, questa parola può evocare, in una persona che non abbia dimestichezza con i percorsi di Crescita Spirituale, qualcosa d’esoterico e misterioso se non addirittura di doloroso o pericoloso.

Si pensa a coloriti rituali di lontane tribù o a complesse e magiche pratiche di sette segrete e così via… l’attivazione ReiKi non è nulla di tutto ciò.

Nella vita di tutti i giorni viviamo situazioni di “passaggio”: il battesimo, la cresima, il primo giorno di scuola, la prima comunione, la prima fidanzata, la pubertà, la prima vacanza da soli, gli esami scolastici, un esame all’università, il primo giorno di lavoro, il matrimonio, la nascita di un figlio, ecc., tutte queste sono passaggi che ci conducono ad un livello di esperienza successivo, in quel continuo processo di avvicendamento che chiamiamo Vita.

L’attivazione corrisponde in definitiva ad un livello di coscienza che s’instaura nell’individuo e la cerimonia serve a dare un contenuto sociale, un riconoscimento formale che fissi e determini la responsabilità che consegue a questa scelta.

Vediamo quindi che nel concetto di passaggio da uno stato all’altro si manifesta un altro aspetto fondamentale: la fine, l’esaurimento, la morte simbolica di una vecchia identità e la nascita di una nuova coscienza.

Se indaghiamo a fondo, il timore legato al concetto d’attivazione è legato alla consapevolezza di non poter più essere quelli di prima e la paura di dover affrontare qualcosa di nuovo e sconosciuto.

L'attivazione al ReiKi non aggiunge niente che noi non abbiamo già, è una cerimonia divisa in tre o quattro tempi in cui viene fatta una pulizia dei canali energetici che sono stati ostruiti dalle nostre fratture psichiche.

È un po' come dirti ricordati, sii consapevole che sei energia, che vivi dell’energia universale, renditi conto che hai la capacità di assorbire tanta energia vitale quanta ne vuoi, che stai canalizzando, che attraverso i chakras delle mani puoi trasmettere a qualsiasi altro essere vivente, animale, pianta o essere umano che abbia bisogno di questa energia.

È come se tu avessi una grande luce dentro e ti fossi dimenticato dell'interruttore, l’attivazione di primo livello ReiKi è come ritrovare l'interruttore, in modo che tu possa accendere la luce quando vuoi.

Nell'attivazione di primo livello, il compito del Maestro è quello di facilitare la canalizzazione del ReiKi, cioè di ricordare simbolicamente, attraverso un rituale fisso che noi trasmettiamo l'energia.

Fondamentalmente la nostra capacità di far fluire il ReiKi è naturale, fa già parte delle informazioni che giacciono nella nostra memoria cellulare, se così non fosse, le cerimonie non potrebbero riattivarla.

Questo processo viene diviso in tre o quattro tempi per renderlo un'esperienza graduale e dolce, la presa di coscienza porta con se anche un po' di sofferenza, un po' di fastidio o disagio; nella mia esperienza di seminari ReiKi questa vulnerabilità si manifesta tra la seconda e la terza cerimonia.

Il compito del Maestro è perciò quello di creare nel gruppo un'atmosfera di grande sostegno, comprensione ed accettazione, per dare modo ai partecipanti di avviare un processo di pulizia il più profondo possibile, rispetto ovviamente alle loro decisioni di quanto mettere in gioco, se condotto con questi criteri, il seminario di primo livello può diventare per la persona un’opportunità di autoguarigione, un'opportunità di alleviare parte della sua sofferenza.

Quando tu hai riconosciuto un aspetto di te che ti faceva soffrire e lo accetti dolcemente (non dimentichiamo che il ReiKi è amore), stai bene, ti senti leggero, felice e libero.

A volte succede che alcuni sintomi di malattia, durante il processo dell’attivazione, alla seconda o terza cerimonia si potenziano e alla quarta spariscono.

Le cerimonie non sono identiche, ogni attivazione aggiunge qualcosa alla precedente, per chi conosce il sistema nervoso centrale, i punti che si toccano non sono casuali, c'è una logica precisa nel procedimento.

Il maestro fa un lavoro con i simboli, tre dei quali vengono rivelati nel secondo livello.

Il ReiKi ci da uno strumento meraviglioso per esplorare, sperimentare, per usare la nostra mente in modo sempre più creativo.   

Ho visto persone ritrovare finalmente serenità, gioia, quiete, quando hanno scoperto nella loro essenza vitale ciò di cui avevano bisogno, ed io credo che noi tutti abbiamo dentro un'immensa capacità di essere, di creare, un'immensa energia, esattamente come quella di una stella o di tutto l'universo.